Il femminile reazionario: riscoprendo “Geek The Girl”

4AD

La denuncia di Lisa Germano nel suo disco capolavoro degli anni Novanta, un manifesto brutale e necessario dove ogni faccia della violenza s’incarna in crude testimonianze e immedesimazioni.

da Quants n. 27 (2026)

Ha superato da un po’ i trent’anni uno dei dischi fondamentali del rock anni Novanta, sebbene ancora annoverabile ad album di nicchia. Geek The Girl (1994) di Lisa Germano, pubblicato dalla 4AD, è un’opera massiccia che scava nelle profondità della psiche femminile buttando fuori sentimenti oscuri e intimi, oltre a una grande dose di melliflua angoscia e disprezzo nei confronti di sé stessi e del mondo – un malessere connaturato alla condizione di donna nelle società di stampo maschilista in cui viviamo. Con una discografia composta da otto album e due EP, tutti da solista, Lisa Germano (USA, 1958) non ha mai mollato definitivamente il mondo della musica, nonostante i forti tira e molla che caratterizzano la sua carriera. Artista ancora poco nota al grande pubblico, Germano è in realtà una figura essenziale nella sfera musicale femminile del rock e non, un pilastro alla pari di Fiona Apple. Con buone recensioni della critica ma scarso successo di pubblico, la sua carriera non è stata facile, cosa che l’ha costretta, a volte, a dover tornare a svolgere lavori lontani dal panorama musicale. Nel 2006 pubblica In The Maybe World per la Young God di Michael Gira degli Swans e riesce a raggiungere un discreto successo, con tanto di tour mondiale nel 2007.

Ma perché Lisa Germano è tuttora sconosciuta al pubblico mainstream? Si potrebbe dire che sia un bene la sua limitata accessibilità, lontana dal “tutto e subito” delle piattaforme, eppure meriterebbe di salire quel gradino ulteriore, di essere inserita in quella cerchia di artiste come Cat Power e Scout Niblett che hanno avuto e continuano ad avere un ruolo importante nella discografia. Lisa Germano può essere paragonata a una dark lady alla stregua di Nico, entrambe disilluse e disincantate, rinchiuse in intima riflessione e sofferenza. Ma dove l’ex collaboratrice dei Velvet Underground sembra distaccarsi dai suoi racconti con la voce austera e incantevole, utilizzando una nostalgia-scudo che le permette di controllare le sue emozioni, Lisa Germano dà invece l’impressione di essere ancora con la testa immersa nella nebbia, bloccata in un universo che l’addolora senza trovare vie d’uscita. Con le sue sonorità cupe, a volte asciutte, rock ma con un forte ascendente folk, Germano non risulta un ascolto facile. Con un orecchio attento è possibile rintracciare le peculiarità del suo sound e, disponendo di una densa sensibilità emotiva, si riesce a comprendere nel profondo l’intensità dei sentimenti che la sua voce e i suoi testi trasmettono e comunicano.

Lisa Germano dà l’impressione di essere ancora con la testa immersa nella nebbia, bloccata in un universo che l’addolora senza trovare vie d’uscita.

Già dai primi album, compreso lo splendido Happiness uscito nel 1993, la cantautrice statunitense apre la finestra su un mondo offuscato e pregno di malinconia, con una rabbia pungente ma celata che investe ogni suono e ogni parola pronunciata.
In Geek The Girl questa emozione si tramuta: viene incanalata in un più profondo risentimento nei confronti del mondo, molto più vicino all’annichilimento di Nico in dischi come The End… e Camera Obscura. La massiccia presenza dei violini tinge il suo lavoro di un’elegante tristezza, accompagnata da un desiderio tortuoso e dilaniato.

L’album si apre con “My Secret Reason”, brano con un’intro che è un motivetto satirico, a tratti straniante, dal forte colore storico medievale in chiave pop folk, che sarà ricorrente nell’intero disco. L’atmosfera angosciosa – caratteristica dell’artista – si respira fin da subito, così come il peculiare cantato recitativo. A spalle basse, l’artista afferma di essere una sciocca, lasciando intendere una sottile ironia. Lisa Germano assume il ruolo della donna incapace di pensare, falsamente assecondando quelle logiche di cui tutte le donne sono vittime. Mette le mani avanti – «dumb as I am» – prima di esprimere opinioni su temi sociali quali il clima, la guerra, la politica. La sua ribellione contro il sesso maschile si veste di ironia non aggressiva ma tagliente, forse comprensibile solo da un pubblico femminile.

«I don’t know much about power/I never learned that/but dumb as I am, I know this/in power rules the world and it’s people who die, ache/ who die, ache».

Subito dopo, la ballad del disco: “Trouble”. Qui Germano provoca ancora una volta la figura dell’uomo che tenta di sedurla, mostrando sì un’apertura nei confronti dell’altro sesso, ma sempre diffidente e particolarmente spinosa. L’ascolto risulta meno difficile grazie a un ritmo più calzante, prestando attenzione solo alla melodia sembrerebbe quasi di stare ascoltando una traccia tenera e ballabile. Eppure anche qui c’è cupezza: il desiderio di amare da parte della donna appare scomodo e fastidioso. Nella quinta traccia, “Cry Wolf”, Lisa Germano offre direttamente il suo punto di vista sull’amore con un canto languido, carico di amarezza.

«Little by little you touch my heart/where they had touched it too/and as I smile I catch myself».

Segue il brano che dà il titolo al disco. Qui sintetizzatori e manipolazioni elettroniche come il riverbero danno un tono lynchiano all’atmosfera. Subito dopo erompe “Just Geek”, il primo intermezzo del disco, che riprende il motivetto iniziale dalle sonorità folk e distopiche e precede uno dei punti più alti dell’album: “…A Psychopath”. Una registrazione telefonica da parte di una donna vittima di stalking fa da tappeto sonoro al brano, e l’ascoltatore non ha scampo: il tono della conversazione è drammatico, la donna chiede atterrita aiuto alla polizia mentre vede la figura del suo carnefice aggirarsi nei pressi della sua abitazione. L’atmosfera è gelida. Germano canta con lunghe pause tra una parola e l’altra, rendendo l’ascolto pietrificante e costringendoci a essere testimoni di una sofferenza che non si può impedire o controllare.

«I hear a noise, I hear a noise/well I hear something/I am alone, you win again/I’m paralyzed».

Qual è il sentimento che Lisa Germano vuole esprimere? Cosa vuole raccontarci mettendoci con le spalle al muro, rendendoci testimoni di una tale violenza?
In un’intervista del 2003 afferma: «Volevo solo mostrare la realtà, cioè che ero assolutamente vulnerabile e alla mercé di questa persona. Non sto gridando, sono folle di paura. Il discorso era che vado a letto ogni notte con una mazza da baseball e uno spray urticante e muoio di paura. Volevo mettere la telefonata per mostrare che la polizia non può fare nulla finché lo stalker non ti entra in casa, una storia in cui non arrivano in tempo».

Attraverso “…A Psychopath” Lisa Germano costringe duramente i suoi ascoltatori a mettersi nei panni di una donna vittima di violenza. Per farlo impiega la voce terrorizzata della registrazione e la sua personale, con cui racconta freddamente, come una macabra ninna nanna, la resa davanti al decorrere degli abusi, l’incapacità di liberarsi dalla stretta dell’uomo che la perseguita. Nemmeno le forze dell’ordine sono capaci di salvarla. La donna, a questo punto, è consapevole di essere condannata.

«A psychopath, a psychopath/he says he loves me/and I’m alone and I am cold/and paralyzed/I can’t move».

Nel racconto dell’universo femminile sottomesso alle logiche della violenza maschile, Germano si spinge – e ci spinge – a un livello successivo, facendoci vivere per il tempo di una canzone la vita di queste donne, lo stato d’angoscia e ansia costante al quale devono sottostare. La sensazione d’orrore che porta con sé il brano, tuttavia, rimane sopra e sotto la pelle di chi ascolta ben oltre la fine del pezzo stesso, dilatandosi. Il racconto è diretto, senza fronzoli, con un testo scarno e impattante, perché quando si ha a che fare con queste violenze non c’è da girarci attorno. L’elaborazione di periodi più complessi avrebbe allontanato chi ascolta dal dramma, sarebbe potuta passare per un atto di romanticizzazione della violenza. Lisa Germano ha voluto farci immergere nella mente della vittima straziata dalla confusione, dal dolore e dal senso d’impotenza. Se nemmeno le autorità possono intervenire, e noi che ascoltiamo siamo posti in posizione passiva di fronte all’abuso, Germano ci colloca di proposito dalla parte dell’universo che vede, è a conoscenza delle violenze e, nonostante gli sforzi, si trova sempre dietro una parete di vetro difficile da abbattere.

«I hear a scream, I see me scream/is it from memory?/Am I awake? Am I alone?/When is it sunrise?».

Al termine della canzone è impossibile non sentirsi un peso nello stomaco che il brano successivo “Sexy Little Princess” prova ad alleggerire con un ritmo più travolgente e un canto meno crudo e disincantato. Anche qui, però, la storia raccontata è infelice. Lisa Germano ci parla nuovamente di una molestia, probabilmente a danno di una minore, e lo fa mettendosi nelle vesti dell’uomo. Sarà per questo che il tono del canto è più mellifluo, prevaricatore e consapevole. Ma questo non le impedisce di lasciarci con l’amaro in bocca, perché se tutto il brano ci fa ondeggiare in un ballo accennato, le parole finali del testo –
«Run along, little girl, unto mommy, sexy little girl princess, say you loved it» – ci riportano subito con i piedi per terra.

“Phantom Girl” è il secondo intermezzo del disco, che con la solennità dei violini preannuncia quello che è l’altro picco di Geek The Girl, ovvero la strisciante “Cancer Of Everything”. Un inno misantropo all’annichilimento e all’autodistruzione che ben si accompagna alla massima ironia nel canto, con spaccati in cui l’artista intona le liriche facendo il verso a sé stessa, prendendo in giro i suoi stessi sentimenti. Germano procede nel descrivere un’inamovibilità fisica ed emotiva nei confronti della sua condizione, quasi stesse affrontando una forte depressione. La maestria nel rappresentare questo stato d’animo si raggiunge quando pronuncia in parlato «this is a happy song» prima dell’esplosione del ritornello.

«I’m not trying hard, I’m not getting well, I’m not improving, I won’t do anything/This is a happy song/’Cause I want cancer of everything/And if I fall down in a blaze of scars, I get attention».

L’ago della bilancia si sposta in “A Guy Like You”. Qui la cantautrice parla di tutti i modi in cui si ritrova ad auto-sabotare la sua relazione, intrappolata in un vortice di tristezza e rabbia inespressa. Il disincanto continua in “Of Love And Colours”, dai toni piuttosto lugubri, ed esplode del tutto nella ritmata e falsamente allegra “Stars”, brano che chiude l’album.

Il talento di Lisa Germano nell’esprimere l’angoscia e la frustrazione interiore è ineccepibile. Il connubio tra la sua vocalità e l’atmosfera dettata dai violini, strumento cardine in tutta la sua discografia, la rende una vera dark lady che ha la necessità viscerale di esprimere e denunciare tutto ciò che prova. Per il trentennale di Geek The Girl è stata pubblicata una versione remastered che contiene anche l’EP Inconsiderate Bitch del 1994, dove figurano versioni alternative di brani di Happiness (1994).

Un’opera massiccia che scava nelle profondità della psiche femminile buttando fuori sentimenti oscuri e intimi, oltre a una grande dose di melliflua angoscia e disprezzo nei confronti di sé stessi e del mondo.

Non si può negare che la società contemporanea abbia preso tra le mani la “feminine rage” e l’abbia piegata a logiche commerciali e social, per le quali ascoltare Clairo o leggere Otessa Moshfegh dovrebbe rendere le ragazze inarrivabili, e dagli uomini odiate o iper sessualizzate. Ma se la rabbia femminile diventa performativa e persino gli uomini iniziano a sfidarsi in gare di “performative male”, vuol dire che la società ha di nuovo preso controllo del mondo femminile distorcendone la musica, la letteratura e le passioni in esche con le quali attrarle. Sebbene nei “performative male contest” possiamo rintracciare uno spirito di denuncia e messa in ridicolo da parte degli uomini del ribaltamento da loro stessi promulgato, la loro esistenza è testimonianza di come ancora una volta i sentimenti delle donne vengano banalizzati e trasformati in etichette.
Fiona Apple canta «kick me under the table all you want, I won’t shut up» e forse questo può essere un punto di partenza per la riappropriazione femminile della rabbia e della voglia di ribellarsi contro una società che continua a trattenere le donne all’interno del Palazzo di Cristallo. Ancora oggi l’accesso ai piani alti è pressoché impossibile e il controllo maschile si reinventa di modo che resti sempre difficile assumere il controllo della propria esistenza. Il consumismo ha reso le creazioni culturali femminili dei prodotti asserviti a un’immagine, e la liberazione da questa condizione è compito di tutte le donne che non vogliono smettere di lottare.

L’anomia di Lisa Germano in Geek The Girl ci racconta di una resa che fa da monito, che vuole toccare le coscienze al punto tale da risvegliare quella forza necessaria a sovvertire l’ordine delle cose. L’industria musicale sta tentando goffamente di ricostruire gli spazi per le donne ma sempre, purtroppo, attraverso lo sguardo maschile. Sta quindi a noi che ascoltiamo ridare voce a quelle donne che sono state messe in disparte, o bollate come propugnatrici di modi di pensare “perfomativi”, creando spazi in cui poterle, finalmente, ascoltare con la necessaria, onesta lucidità d’animo.

Redattrice di saggi e praticante giornalista con particolare attenzione per la critica musicale. Nata nel 2000, frequenta il corso di laurea magistrale in Comunicazione e Culture dei Media presso l’Università degli Studi di Torino. Ha conseguito la laurea triennale all’Università degli Studi di Ferrara con una tesi in sociologia dell’arte dedicata ai temi della devianza, del genio e della follia. Collabora con il magazine Polvere.